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Stage, stagista e tutor di stage

Steven Marcus, nell'introduzione ad un romanzo poliziesco di Dashiell Hammett ("Continental Op", Mondadori, Milano, 1980) così descrive il lavoro investigativo del detective-tipo di Hammett, l'Op della Continental Agency:

"All'Op viene affidato un caso. Qualcosa è stato rubato, qualche persona è sparita, una circostanza terribile minaccia di verificarsi, qualcuno è stato ucciso ... L'Op interroga la persona o le persone direttamente implicate, che possono essere colpevoli o innocenti - poco importa. Colpevoli o innocenti, rendono l'Op edotto di quanto sanno, o di quanto affermano realmente accaduto. L'Op inizia le indagini; confronta queste testimonianze con altre che riesce ad ottenere; ficca il naso qua e là; esegue ricerche; pedina gente, organizza confronti fra coloro che preferirebbero evitarsi, e così via. Ben presto scopre che la "realtà" su cui ogni persona coinvolta nel caso è pronta a giurare è una costruzione, una mistificazione, una realtà romanzesca falsa e alternativa, edificata prima ancora che lui entrasse in scena. Il compito dell'Op consiste, dunque, nel distruggere, demolire, smascherare quella "realtà" e ricostruire una vera realtà romanzesca, insomma fare un resoconto di quello che è "realmente accaduto" ... L'Op riesce a catturare il vero responsabile, ma questo non è importante. Quello che importa è che la storia, il racconto, la catena di eventi che l'Op mette insieme per arrivare alla sua "realtà" non sono più plausibili o meno ambigui di quelli che gli vengono riferiti. Quello che Hammett ha fatto ... è stato includere come parte della consapevolezza contingente ... la circostanza che il lavoro del detective è in se stesso un lavoro di immaginazione, la scoperta o la creazione di qualcosa di nuovo nel mondo o qualcosa di nascosto, latente, potenziale, non ancora realizzato".

LO STAGE

Questa descrizione delinea, in forma di metafora, l'approccio che lo stagista dovrebbe sperimentare durante lo svolgimento della sua esperienza pratica e osservativa di un ambito di formazione, in modo tale da imparare a costruire le ipotesi di apprendimento e di possibile futuro lavoro.
Esiste sicuramente un problema di definizione degli obiettivi e delle metodologie della fase di stage all'interno di un percorso formativo, ma esiste soprattutto un problema di congruenza e di efficacia dell'esperienza di stage verso l'obiettivo formativo complessivo.
Storicamente, il momento del stage è stato affrontato, grosso modo, con due approcci nettamente distinti e tendenzialmente antagonisti tra loro.
Da una parte si è promossa una pratica da "laboratorio", riproducendo in sostanza una situazione che simula l'ambiente professionale esterno e tentando di fornire, attraverso questa simulazione, la conoscenza empirica che completi il livello teorico del processo formativo (è l'approccio tipico della scuola o dei corsi di formazione focalizzati verso figure professionali nuove che non trovano nel tessuto produttivo riferimenti significativi e consolidati).
Dall'altra parte troviamo l'approccio tipico delle forme di "apprendistato" attraverso il quale, al termine della parte teorica, l’apprendimento viene totalmente demandato all'ambiente esterno ed allo stesso allievo che, tramite l'esperienza di stage, deve occuparsi di far collimare le conoscenze acquisite e le competenze necessarie per entrare nel mercato del lavoro.
In entrambi i casi ci si trova di fronte ad una polarizzazione eccessiva che non consente di realizzare nell'esperienza di stage un efficace raccordo tra formazione e mondo del lavoro.

LO STAGISTA

Un approccio più moderno, in modo particolare di formazione di competenze trasversali (psicorelazionali, formative o educative), si rende necessaria una modalità che non si rifaccia troppo al tipo di esperienze più sopra menzionate. Si impone, invece, di recuperare un'altra modalità di attivazione dello stage basando questo momento su basi completamente diverse. Potrebbero essere evidenziate tre parti di esperienza così ripartite:
a) sensibilizzazione e conoscenza sperimentale dei soggetti rilevanti inerenti la professionalità che lo stagista si sta formando,
b) sperimentazione dei loro modelli organizzativi e dei loro strumenti operativi,
c) cooperazione alla realizzazione di progetti con e per conto degli interlocutori disponibili.

Vediamo in dettaglio.

a) Per prima cosa è necessario che lo stagista si organizzi in modo tale che questa esperienza sia finalizzata alla conoscenza, la più approfondita possibile, dei soggetti significativi inerenti la sua professionalità. Il primo obiettivo di questa parte dello stagista dovrebbe essere quello di procedere ad una schedatura che delinei sinteticamente:
• i compiti e le funzioni svolte dalla agenzia sede di stage e dalle agenzie partner,
• la loro struttura organizzativa interna,
• i servizi offerti e quelli ipotizzati,
• la rete di rapporti intersistemici ed operativi delle agenzie.

Va da sé che lo stagista dovrà aver cura di contattare il maggior numero possibile di questi referenti, per comporre un quadro delle relazioni ampio ed organico. Se più stagisti realizzano la propria esperienza seguendo diverse azioni di un progetto è bene programmare momenti di socializzazione, di scambio e di analisi dell’esperienza di ciascuno, per poter tracciare una mappa delle sovrapposizioni, delle analogie, dei limiti e delle carenze funzionali in alcuni settori significativi ai fini dell’apprendimento. Questa mappa costituisce la base conoscitiva indispensabile cui si accennava più sopra come uno degli obiettivi principali dell'esperienza di stage.

b) In secondo luogo lo stagista dovrà essere stimolato a strutturare la sua azione in modo da promuovere esperienze concrete all'interno delle diverse realtà sedi di accoglienza. Questa fase potrà servire a sperimentare direttamente, sul campo, le conoscenze, le competenze, le abilità e le procedure messe in atto dalle agenzie individuate. Si tratterà di prendere in esame l'organizzazione, la ripartizione funzionale e settoriale dei servizi offerti, la progettualità delle agenzie e la loro concreta operatività. Anche in questo caso i tirocinanti, dotati eventualmente di schede e griglie di osservazione e di analisi, dovrebbero attivarsi allo scopo di aumentare la loro conoscenza relativa alle agenzie visitate e alle azioni osservate. Se l’esperienza di stage è programmata presso diversi interlocutori o seguendo azioni differenziate sarà opportuno attivare momenti di socializzazione per avere in questo modo la possibilità di visualizzare un inventario delle differenti aree di intervento toccate dalle agenzie, dei progetti, dei metodi, delle tecniche e delle realtà operative presenti sul territorio preso in esame.

c) La terza fase di progettazione dell’esperienza dovrebbe vedere lo stagista impegnato nella organizzazione di momenti di cooperazione ad alcune iniziative prodotte dalle agenzie accoglienti. Gli stagisti dovrebbero, soprattutto durante questa fase, cimentarsi nella ideazione, nella progettazione, nella organizzazione, nella realizzazione e nella valutazione in itinere e a posteriori di iniziative da svolgere in collaborazione con le diverse agenzie oppure da effettuare autonomamente offrendole alle agenzie stesse. Durante l'organizzazione di questa iniziativa lo stagista dovrebbe costruire progetti, ma, soprattutto, realizzare una rielaborazione critica della esperienza effettuata.

Al termine del percorso di stage i protagonisti dovrebbero essere stimolati, magari con l'aiuto di schede e test, ad intraprendere una seria autovalutazione sulle capacità di ciascuno in relazione alla professionalità per la quale questi si saranno formati durante l’esperienza. In altre parole si tratta, per ogni stagista, di pensare a se stesso in una ipotetico inserimento occupazionale in una delle agenzie o delle azioni visitate; calandosi in questa simulazione ciascuno dovrebbe analizzare se stesso nella situazione ipotizzata, ponendo e trovando risposte a domande del tipo:
• quali sono i miei punti di forza personale?
• quali le mie capacità più significative?
• quali sono le mie capacità di autonomia, di creatività, di velocità nella soluzione dei problemi?
• fino a che punto sono in grado di assumermi responsabilità?
• quali sono le parti di me che dovrei migliorare?
• su che cosa dovrei lavorare maggiormente?
• quali collaborazioni, consulenze, persone dovrei contattare per colmare le lacune che ritengo di possedere?
In altri termini, lo stagista dovrebbe, soprattutto durante l’ultima fase dell'apprendimento pratico, aumentare la sua consapevolezza operativa e soprattutto professionale in funzione della professione futura.

IL TUTOR DI STAGE

Concludiamo queste riflessioni con alcune considerazioni sul ruolo del tutor di stage. In linea generale il suo compito specifico è quello di concorrere alla definizione degli obiettivi della formazione specifica e di garantirne il sostanziale conseguimento dal punto di vista operativo. In particolare il tutor di stage dovrebbe relazionarsi con i tirocinanti in formazione in funzione di una serie di istanze problematiche qui di seguito tratteggiate:
• discussione degli obiettivi generali e specifici dell’esperienza di stage,
• coordinamento delle competenze e delle "vocazioni" di ciascuno stagista,
• valutazione delle strategie relazionali nei rapporti con altri referenti del stage,
• discussione e produzione insieme agli allievi, singolarmente o in gruppo, di quelle griglie di lettura e delle scalette progettuali riferite alle singole esperienze,
• filtro tra i tirocinanti e tutti referenti di quelle problematiche relazionali che potrebbero insorgere tra agenzie e tirocinanti.
• stimolo per la emersione di contributi utili alla definizione dei contenuti e all'interesse verso l'esperienza di stage nel suo complesso,
• tramite nello scambio di informazioni e di relazioni tra l’esperienza e le agenzie di stage, ed eventualmente fra gli enti stessi.

Il tutor di stage è, in definitiva, il garante dell'apprendimento pratico e della costruzione della personalità operativa degli allievi. Il suo ruolo è spesso sottovalutato anche se, come si può vedere, la funzione di questa figura può contribuire in modo decisivo alla costruzione di quegli apprendimenti essenziali ad un positivo ingresso nel mercato del lavoro. Non solo. Un abile tutor di stage potrebbe divenire un buon trampolino di lancio per l'occupazione lavorativa degli allievi presso quelle stesse agenzie che, ospitandoli, hanno avuto modo di conoscerli, di valutarli, di correggerli in relazione ai propri fabbisogni. Il futuro della formazione sarà sempre più centrato sulla connessione tra preparazione e occupazione. In questa prospettiva il tutor di stage appare sempre più come uno snodo essenziale nella progettazione di azioni sempre più efficaci.

 

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