I MIEI ARTICOLI E QUELLI DEI MIEI AMICI

La ballata del fare pulizia. Breve storia normanna

Da quando è iniziata
la quasi volontaria reclusione da “Virus-incoronato”,
Rita ha cominciato radicali pulizie di Pasqua.
“Ma è tra tre settimane!”. “Il potere è di chi decide
in stato di eccezione”. Contro i sovranisti…

di Carmine Lazzarini*

E i sacchi di immondizia si sono accumulati,
i contenitori riempiti. Multicolori: celeste lago,
nero petrolio, azzurro mare, violetto, appena trasparenti.
Quasi allegri. Ma sempre più gonfi.
Polvere. Un nemico costante,
per Cenerentole e allergici come me:
legata all’entropia, alla degradazione
non arrestabile del sistema-casa.
“Lascia stare le tue nozioni di fisica,
che hai fatto il classico.
Colpa tua, che invece di passare il Folletto,
leggi i tuoi libri di autobiografia.
Quando scrivi o leggi, perdi la nozione del tempo.
Ci sono delle priorità nella vita.
E’ ora di fare lavori utili!”.
Quando Rita parte in quarta, per esorcizzare la paura,
dimentica di essere autobiografa e laureata in filosofia.
Per la nostra abitazione, a livello della strada,
la polvere è uno tsunami, un’invasione barbarica.
Polvere: angoli, buchi, fori, su ogni superficie.
Sotto i mobili, i divani, i letti, i libri. Coperte, vestiti, tende.
Anche se sono chiuse le ante, la polvere la fa da padrona.
E sugli specchi? Meglio ci sia, così nascondiamo
rughe e altri segni del tempo.
Ragnatele, poi. Di varie generazioni di ragni,
che sanno adattarsi ad ogni condizione
ma non ci salvano dalle mosche e dalle zanzare.
Vestiti da buttare, finalmente, anche se portano con sé
ricordi e scampoli di passato. Momenti di commozione.
Maglie, magliette, jeans, pantaloni, pantaloncini.
Camicie da notte e da giorno, camicine, camiciole, camiciotti.
Gonne e sottogonne, slips e mutandine … di 15 chili fa.
“Ma quante paia di calzerotti di lana hai conservato?”
“Invece questa camicetta con scritto: Io nuoto e tu?
di quando insegnavo nuoto ai bambini la tengo!
Pensa, inizio anni ’90!”. Occhi umidi.
Il cloro della piscina di Montichiari è ancora attivo.
“Ohi, guarda che cosa è saltato fuori:
il cd di musica portoghese… Dov’era finito?”.
E la proposta di saudade ritmata invade la casa
con le sue chitarre portoghesi a dodici corde,
sostituendo il rock arrabbiato,
gli eterni Paolo Conte e Fabrizio de André.
Oltre a Mozart e Mahler, naturalmente.
“Sai che cosa ho trovato sotto quel mobile d’angolo?
Residue palline di topi,
di quando ne abbiamo ospitato due famiglie,
che avevano fatto amicizia con il nostro Zerbi.
Non è stato più lui da quando
ha sentito quei discorsi sull’intercultura.
Però forse è solo pigrizia”.
Non ci sono più, si sa, i gatti di una volta!
Barattoli, barattolini, sottòli e sottaceti invecchiati.
Bottiglie vuote, richiamanti cene, anniversari,
compleanni, festicciole, brindisi di capodanno.
E figure di amiche e amici, visite di parenti,
quella festa con Ettore e Ottavia,
a soffiare sulla torta, che non vediamo da quasi un mese.
Come faranno ora con la scuola? E con la palestra?
Tra i tanti vuoti, qualcuna piena l’abbiamo trovata, di qualità.
Un amarone che varrà la pena sondare,
appena finita la quarantena.
Magari ad annaffiare lo Zighinì,
che Rita ha importato dalla sua infanzia africana,
e che ci tiene a cucinare, riempiendo la casa
di profumo di berberé, quella spezia rossa
che ti fa lacrimare gli occhi alle prime forchettate.
Non solo di nostalgia, questa volta.
Pile di fogli: giornali, riviste, appunti, fotocopie.
Numeri di “Robinson” e della “Lettura”, solo sfogliati
e mai letti attentamente, che sono arrivati quasi ad un metro.
Locandine, quaderni di note, ormai illeggibili e misteriose.
Progetti di conferenze, laboratori, articoli, libri, interventi.
Libri importantissimi, vitali, e altri inutili.
Quelli visti una volta, e altri consultati di continuo.
Coperti della stessa polvere.
“I trentasette – o sono quarantatré? – saggi di Duccio, quelli li buttiamo?”
“Eh no, quelli no. Sono un antidoto contro il Covid-19”

“Quello che stiamo facendo, è forse un rito di passaggio?”
“Buttiamo via le scorie, la salsedine accumulata,
i sensi di colpa, i tradimenti e gli abbandoni”.
“E teniamoci stretti i momenti pieni,
le tante danze della vita, i legami che nutrono”.
“Che ne dici, un’iniziazione alla vita, la nostra, o alla morte?”
“Sempre alla vita, anche se per vivere
si muore un poco ogni giorno.
Per questo si parla di continue rinascite”.
“Anche Socrate, prima di morire, per non dare fastidio alle donne,
si è lavato per bene. Prendiamo esempio dai maestri”.
“Ma non penserai veramente che siamo alla fine
di una vita o di un’epoca?”… … …
“Adesso fermiamoci un attimo:
è mezzogiorno e ci dobbiamo trovare in piazza
ad Anghiari, con le amiche e gli amici della LUA.
Anche questo, un rito”.


* Pedagogista ed esperto in autobiografia, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

 

 

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